sabato 18 marzo 2017

A.A.A.: Bene e male cercasi



di Maria Bonazzi

Ancora un volta episodi sconcertanti di bullismo rimbalzano sui media e con essi i vari esperti che si sbracciano nel tentativo di proporre risposte, inventare soluzioni e placare l’angoscia collettiva di fronte all’espressione di tale violenza fra i più giovani.
Famiglia, scuola, società a turno salgono sul banco degli imputati oppure su quello di chi può ritenersi giustificato in un valzer che gira a vuoto ad ogni episodio  esprimendo uno smarrimento collettivo che appare inarrestabile.
Gli stimoli cui sono sottoposti i nostri ragazzi a 360 ° sono un tutto e contrario di tutto in cui la violenza smaccata o sottile la fa da padrone; nessun controllo nessuna scelta a monte, c’è un’assenza di limiti che arriva a legittimarla. E’ possibile solo il richiamo alla capacità di scelta, ancora immatura ed educabile forse, ma non si sa più da chi. Genitori? Esperti? Insegnanti? Stato? Nel tempo della lotta ad ogni discriminazione diventa seriamente discriminante esprimere a qualsiasi titolo la propria opinione in piena libertà, soprattutto quando essa é voce fuori dal coro, quando si tratta di assumere precise responsabilità educative fino a dire dei si e dei no ai ragazzi, o alle “regole del gioco” che sentono loro imposte dal contesto.
Questo genera un silenzio assordante, anestetico potente per i giovanissimi e per gli adulti che si trovano ad abdicare al loro ruolo, anche quando se ne sentono investiti. Tutto comunque continua purché i ragazzi abbiano un loro modo di stare nella realtà, più o meno inseriti, più o meno popolari, ma non sappiamo a quale prezzo.
Proprio questa realtà caotica e anche schizofrenica ingabbia qualcuno nel ruolo di vittima e altri in quello di mostro.
Nessun genitore può scommettere che un proprio figlio non cadrà mai nell’uno o nell’altro ruolo e questa consapevolezza ci lascia senza parole.  
A ben guardare ci sono due capisaldi a cui sarebbe opportuno aggrapparsi forte: il bene ed il male. Ben pochi ne sanno scovare e seguire le tracce nella complessità odierna. Senza queste categorie e senza la conoscenza della loro storica dialettica non riusciamo a dare risposte.
L’unico spauracchio per prevenire un’azione violenta, se ancora resiste, è la gravità della pena, mai abbastanza severa per chi deve sentirsi risarcito, mai abbastanza compresa per chi deve scontare il male commesso. Può essere la paura della punizione l’unico deterrente efficace?
I nostri bambini obbediscono maggiormente quando hanno paura o quando comprendono che un’azione sbagliata reca un danno all’altro, ma anche a sé?
Non basta la pena, anche quando necessaria, a comprendere il senso del mio errore. Quando credo di essere soddisfatto del mio trofeo di prepotenza e sento già generarsi in me il desiderio di un altro triste trofeo, meglio fermarsi.
E’ possibile spiegare che un’azione cattiva oltre a creare all’altro una conseguenza negativa, non sempre recuperabile, fa  male anche a me? Infatti rinuncio alla mia dignità e mi impoverisco di un’occasione importante per fare il bene.
Permettiamo a bambini e ragazzi di sperimentare in ogni contesto che un’azione creativa, corretta e costruttiva volta al nostro bene ed a quello degli altri genera gioia, condivisione, crescita personale e collettiva in responsabilità e libertà.  
Possono ancora toccare con mano che il bene genera un circolo virtuoso in cui ognuno desidera essere coinvolto?
Ecco perché bene e male cercasi!
Questa assenza che gli adulti non vedono bene su sé stessi perché possono richiamare il loro agire ai rudimenti ricevuti nell’infanzia, é  urlata dai nostri giovani. Urlata a squarciagola, perché l’esistenza non si tiene in piedi senza spina dorsale.
Se per rispettare tutti e non offendere l’altro l’unico modo è dire che tutto è vero e tutto è bene: ecco che nulla più è bene, così come nulla più è male. Non ho più criteri interni ed esterni per ordinare la realtà e per valutare le conseguenze delle scelte e delle azioni.
Se tutto è bene, io non so come comportarmi, perdo i due binari paralleli su cui scorre veloce la mia esistenza in quella che dovrebbe essere la ricerca di aderire con più forza al primo dei due, pur sapendo che l’altro sarà sempre un’attrattiva a cui la mia umanità e la mia fragilità sarà soggetta fino all’ultimo dei suoi giorni.
Non è nemmeno necessario rifarsi a categorie religiose per comprendere questo. L’uomo razionale di ogni tempo ha sperimentato quali sentimenti diventano genesi di azioni di bene e di male, ma anche quali conseguenze sono scaturite intorno a sé.
Se poi umanamente decidiamo di far nostra questa proposta, di quale pienezza, di quale luce si rivestono ogni considerazione ed ogni domanda di senso quando possiamo ricondurle a Colui che è l’origine del bene? Si proprio a Dio, l’ Onnipresente ridotto ad assente perché ignorato fino a diventare sconosciuto.
Scoprire che Dio sommo Amore ci ha pensato in modo personale, ci ha creati attraverso l’amore dei nostri genitori e ci chiama compiere il bene, anche quello che sembra impossibile alle nostre forze, ma possibile alla sua grazia, non conduce a pienezza il senso della nostra dignità?
Dobbiamo dunque riprendere le coordinate essenziali del nostro essere al mondo nell’intimo delle nostre coscienze e nel concreto del nostro agire e possiamo proporlo con decisione a chi, assetato, si accontenta di non risposte nel tentativo di placare l’arsura interiore che si ripresenta sempre rinnovata. Troverà riposo solo in quell’amore che l’ha generata. Proprio’ perché veniamo dall’amore infinito abbiamo sete di quell’amore e desiderio di diventare sua cifra rappresentativa nel mondo. Raccontiamolo agli altri con la bellezza della vita di ogni giorno che si fa ricerca del bene ed adesione ad esso. Accompagniamo bambini e giovani a destreggiarsi nel duello di ogni tempo e di ogni cuore la lotta tra bene e male, categorie esistenti che ogni giorno interpellano la nostra libertà e responsabilità ed esigono una risposta.
Condividiamo questo dovere verso le giovani generazioni solo così diventeremo quell’ intero villaggio di cui c’è bisogno per crescere bene anche un solo bambino.

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